Il precariato – Origini, implicazioni e modi per superarlo
Martedì 27 maggio, ore 17
Facoltà di Lettere e Filosofia – Via Balbi
4 Aula M
Martino Puppo, Comitato Studentesco
Introduzione
Giulio Palermo, Ricercatore di Economia Politica, Università di Brescia
Autonomia universitaria e fabbrica di precari
Pierfranco Pellizzetti, MicroMega
Sebastiano Franchina, Osservatorio Cittadino sul Precariato
L’Osservatorio e le agenzie per il lavoro
Franco Cappuccio, Sin. Base
Lavoratori precari e lavoratori non precari: prospettiva di una riunificazione di classe
Angela Marinoni, Flc – Cgil Lombardia
La precarietà nella scuola e nell’università
Segue dibattito
Comitato Studentesco
Feedback – Collettivo di Scienze Politiche
Movimento Studentesco di Genova
1 comment Maggio 26, 2008
ASSEMBLEA – DIBATTITO SULLA PRECARIETA’
Tutti parlano di precarietà, tutti la citano, tutti la analizzano, tutti la criticano e tutti la vogliono combattere.
La realtà, però, ci racconta di un fenomeno internazionale, come quello precario, in continua ascesa, un fenomeno che trova il suo perché e le sue origini nelle nuove necessità che il sistema capitalistico ha evidenziato in quest’ultimi decenni di ristrutturazione, e che nel nome della produttività, dell’innovazione e della flessibilità ha imposto questa ennesima modalità di sfruttamento della forza – lavoro a milioni e milioni di lavoratori.
Le dinamiche del mercato internazionale e le violente lotte che in esso si sono svolte tra le differenti borghesie nazionali, e sovra – nazionali, hanno imposto questi meccanismi e queste condizioni alle classi lavoratrici di molti paesi, con l’esplicito consenso delle classi politiche mondiali.
In Italia, il fenomeno ha trovato le sue prime espressioni a livello legislativo con il pacchetto Treu, portato avanti dal governo di centro –sinistra, per poi essere ulteriormente integrato dai contributi del centro –destra (legge 30) e dell’ormai sepolto governo Prodi (con il Protocollo di Luglio sul Welfare).
L’accettazione e l’impulso di tali meccanismi tanto della sinistra (democratica e radicale) quanto della destra è davanti gli occhi di tutti; quello che ha vinto è stato l’interesse della classe dominante a non perdere in competitività e capacità di penetrazione dei mercati rispetto le sue rivali internazionali.
Dai rappresentanti politici di tale classe, che altro ci si poteva aspettare??
Tali tendenze rendono ancora più urgente la necessità di un processo di resistenza a queste dinamiche, che via via interesseranno sempre più ampi settori della forza – lavoro, in Italia come nel mondo.
Ed è appunto da queste considerazioni che abbiamo deciso di fare nostra questa tematica, inserendola nel processo di ricostruzione di un movimento studentesco autonomo, che in questi mesi sta muovendo i primi passi, e che ci sta contraddistinguendo nell’ambito genovese.
Anche nel nostro interesse di futura forza – lavoro salariata abbiamo reputato utile iniziare questo percorso proprio in Università, con un’assemblea – dibattito che metta al centro la tematica della precarietà ed avvii un processo di confronto tra studenti, lavoratori, sindacalismo di base e tutti i soggetti interessati ad un progetto del genere.
Un progetto che quindi non deve limitarsi ad un mero spirito accademico, ma che vuole svolgere da subito una fortissima valenza politica, almeno nell’ambito genovese, nello sviluppo, articolazione e organizzazione di conflitto sociale.
Questa, dunque, una delle prime iniziative che gli studenti genovesi mettono in campo, davanti all’attacco che le classi dominanti hanno sferrato alla classe lavoratrice, in un’ottica di lotta del nostro oggi universitario per la difesa del nostro domani lavorativo.
Martedì 27 Maggio 2008, ore 17
Via Balbi 4 – Aula M -
FACOLTà DI LETTERE E FILOSOFIA
Comitato studentesco, Feedback – Collettivo di scienze Politiche, Movimento studentesco di Genova
2 comments Maggio 22, 2008
Giornate Laiche, 17 e 18 Maggio
IL PAPA A GENOVA: COSTRUIAMO UNA DUE GIORNI DI MOBILITAZIONE PER I DIRITTI, LE LIBERTA’ E CONTRO L’INTEGRALISMO VATICANO
Il 18 maggio Genova sarà visitata dal massimo esponente del potere vaticano: Joseph Ratzinger.
Da alcuni anni a questa parte assistiamo ad un’offensiva clericale ed integralista contro i diritti della persona che vede in campo tutte le strutture politico-istituzionali della chiesa e le sue articolazioni associazionistiche.
In particolar modo, come era facile aspettarsi dopo l’esito del referendum sulla legge 40, l’autodeterminazione della donna e la legge 194 sono oggi violentemente sotto attacco. Un tragico esempio in tal senso è la vicenda di Silvana, vittima, a Napoli, del blitz poliziesco delle scorse settimane.
Allo stesso tempo, pur occupando la chiesa un ruolo di primo piano nel dibattito politico italiano, pare impossibile trattarla come ogni altra organizzazione politica : gli esponenti del clero e le loro prese di posizione non posson esser contestate e criticate come quelle di qualsiasi altro soggetto politico , come se si ponessero su un piano di legittimità superiore.
L’unica reazione legittima pare esser la genuflessa deferenza.
Proprio la nostra città ha assunto un ruolo “simbolico” importante nell’assetto clericale: il suo ex vescovo è attualmente segretario di stato vaticano e l’attuale, Bagnasco, presta il volto a Ruini nel dirigere la conferenza episcopale italiana.
Crediamo che in quei giorni debba avere voce e visibilità anche un’altra Genova: quella laica, atea, dei diritti, delle libertà della persona e quella di chi – cattolico o diversamente credente – non intende vivere in un paese che imponga per legge una morale religiosa.
Intendiamo costruire una due giorni di mobilitazione che coinvolga tutte le realtà, le singole ed i singoli che:
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-difendono e promuovono i diritti civili e la libertà dei saperi.
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-non vogliono piegarsi all’oscurantismo reazionario contro i corpi e le scelte di vita.
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-chiedono l’abolizione di tutte quelle forme anticostituzionali di finanziamento pubblico vantaggio fiscale a favore del clero, privilegi difesi dalla quasi totalità dei partiti da sinistra a destra.
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-sono per la la piena cittadinanza di lesbiche, trans e gay.
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-chiedono un servizio sanitario laico, nel quale l’obiettore di turno non faccia pagare alle donne le sue convinzioni.
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-credono in una maternità libera, in una genitorialità consapevole e nella concezione plurale di “famiglie”.
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-rivendicano il diritto a vivere la propria sessualità in maniera libera, consapevole ed informata senza esser ingabbiati da leggi ipocrite e moraliste.
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-vogliono l’eliminazione del finanziamento della scuola cattolica e dell’ora di religione.
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-vogliono poter aver il diritto di criticare e contestare il potere clericale come qualsiasi altra autorità politica.
Il 17 maggio: corteo cittadino, iniziative in università, davanti al Galliera e in altri luoghi significativi, presenze nei quartieri:
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COSTRUIAMO A GENOVA DUE GIORNI DI VISIBILITA’ E DI FESTA, UN PRIDE LAICO E DEI DIRITTI, PER UNA SOCIETA’ PLURALE CONTRO L’OSCURANTISMO E PER L’APERTURA DI SPAZI DI LIBERTA’ CONTRO L’AUTORITARISMO CLERICALE.
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Arcigay, Arcilesbica, città partecipata, usciamo dal silenzio, LILA Genova, Humpty Dumpty, Assemblea Antifascista, CSOA ZAPATA, CSOA Terra di Nessuno, Lab.Buridda, Movimento Studentesco di Genova, Comitato Studentesco, Feedback – Collettivo di Scienze Politiche
2 comments Maggio 6, 2008
Il programma approvato
PROGRAMMA PER LETTERE E FILOSOFIA
1) Mantenere gli appelli straordinari di aprile e novembre. Sembra che vogliano eliminarli dall’anno prossimo, o tra 2, in quanto la maggiore durata dei nuovi corsi (80 ore) sarebbe, secondo i prof., incompatibile con le due settimane di pausa. Vogliamo mantenere questi appelli chiedendo che le lezioni si svolgano anche nelle settimane di esame (cosa che, per diversi corsi, avviene già ora) o che la durata dei corsi resti inalterata;
2) migliorare la didattica (vedi il comunicato Il problema non è il 30, e tanto meno il ‘68);
3) semplificare la burocrazia (a partire dai piani di studio: solo norme utili e chiare).
PROGRAMMA GENERALE
1) Divulgazione delle analisi del precariato universitario (e non, in futuro) e lotta ad essi: (continua…)
Add comment Aprile 11, 2008
Il problema non è il 30, e tanto meno il ’68.
Sicuramente l’argomento emerso con la denuncia di Delle Piane, relativo alla facilità con la quale è possibile superare un esame a Lettere e Filosofia, corrisponde ad un problema attuale e visibile agli occhi di tutti, ma le esigenze reali degli studenti vanno anche al di là della semplice attribuzione di un 30 in luogo, magari, di un 27. Per evitare fraintendimenti e semplificazioni, vorremmo sottolineare il fatto che il problema inizia ben prima della mattinata di esame, un esame che si consuma individualmente in un arco di tempo che va dai tre minuti di orologio ai – molto rari – 20 minuti scarsi. Non è cercando la severità del giudizio che si ottiene la garanzia della conoscenza e dell’abilità nel muoversi all’interno di una disciplina, ma semmai nella interattività risiede la chance per un apprendimento concreto e durevole. Interattività che, ci insegnano la Francia, la Germania e l’Inghilterra, si ottiene “monitorando” la carriera studentesca, favorendone le capacità creative e riflessive.
Facciamo un esempio: nel corso di laurea in filosofia è assai raro che prima di affrontare il lavoro della tesi lo studente scriva tesine o relazioni da discutere in classe, ed è ancora più raro che i professori leggano con scrupolosità questi elaborati, magari consigliando lo stile di scrittura o il modo di argomentare. La conseguenza consiste in una sorta di analfabetismo di ritorno che non può non creare problemi nel momento in cui lo studente si appresta a scrivere la propria tesi triennale.
In Francia uno studente in filosofia, prima di lavorare alla tesi, ha già scritto e discusso di fronte al professore e agli altri studenti del suo corso almeno una quindicina di relazioni, migliorando praticamente mese dopo mese. Il risultato è che in questo modo si apprende il mestiere del filosofo, e i professori possono accorgersi del talento o comunque delle capacità di ogni singolo studente, assicurando così quella continuità e quello scambio culturali tra professore e studente che dovrebbero essere il fiore all’occhiello delle facoltà umanistiche.
Se durante il corso di laurea si rendono manifeste le qualità dello studente è allora auspicabile il 30, poiché indice di un coinvolgimento costante e profondo con le varie discipline, suffragato appunto dal lavoro di scrittura e di esposizione esibito ai professori. Questi ultimi dovrebbero allora preoccuparsi maggiormente del “vivaio” intellettuale che ha deciso di mettersi nelle loro mani, abbracciando l’ipotesi – o meglio la certezza – di conseguire una laurea priva di un valore sul mercato e nel mondo del lavoro.
Se si desidera che le facoltà umanistiche riacquistino la serietà che le contraddistingueva fino a quaranta anni fa dobbiamo comprendere che non è il 30 regalato il vero problema, ma piuttosto il mutismo intellettuale a cui sono costretti gli studenti, il cui unico ruolo – per altro assolutamente non obbligatorio – è quello di leggere libri e ascoltare docenti. E se pensiamo alla Francia capiamo anche che non è il ’68 da cui bisogna guardarsi, poiché oltralpe si impara degnamente il lavoro del filosofo, con le frasi di quel Maggio nel cuore.
1 comment Aprile 9, 2008
Discutere con i prof. gli argomenti e/o i libri dei corsi?
LINK AL FORUM DI LETTERE E FILOSOFIA ove troverete i dettagli della nostra proposta
Add comment Aprile 2, 2008
Assemblee
Le nostre assemblee si svolgono tutti i martedì, alle ore 16, in aula I (via Balbi 6).
Superato il gabbiotto della portineria la prima porta a destra.
Add comment Marzo 27, 2008